11 October 2023

La «giacca di jeans», che nella vulgata prende erroneamente il nome degli altrettanto famosi pantaloni, è tra quegli oggetti consegnati alla leggenda. Staccata dalla cronologia che vorrebbe incasellarla in un calendario, è nata davvero quando l’ha indossata Marylin Monroe nella pellicola Gli spostati (1962). Prima è stata un indumento da lavoro creato all’inizio dell’Ottocento, perfezionata nel 1905 dall’intuito geniale di Levi Strauss, modificata nelle tasche e nella vestibilità dal suo eterno rivale Lee, allungata e accorciata, con la manica dritta, Raglan, sagomata. Simbolo del cowboy e di una mascolinità irriverente – se ne appropria anche l’irriducibile Nudie Cohn tempestandola di frange e paillettes – è tra gli indumenti portabandiera dell’immaginario western a stelle e strisce. James Dean, Marlon Brando, Elvis sono famosi affezionati ma cadono a pennello nella parte che fino agli anni cinquanta era stata pensata per essa. Quella della Monroe è una rivoluzione e quando i costumisti Jean Louis e Dorothy Jeakins decidono di metterle una giacca in denim sono certamente consapevoli dell’impatto che avrebbe avuto sulla società. La diva forgiata a immagine e somiglianza del mito stesso di Hollywood diventa veicolo e acceleratore di una nuova tendenza. Già nel 1968 Michelangelo Antonioni la vuole per alcune delle scene più sensuali di Veruschka in Blow Up; Jane Birkin nella pellicola Una donna come me (1973) è in total denim. Intanto l’America, scossa dalla voglia di cambiamento della Beat Generation, si prepara inconsapevolmente all’avvento degli hippy. Con loro questo capo diventa un irrinunciabile del guardaroba. La sua diversità distante dalla sartoria classica, la facilità di personalizzazione, il basso costo del tessuto, l’essenza unisex che prelude alla liberazione sessuale della donna la premiano. Alla fine anche gli stilisti europei decidono di portarla in passerella e sulle riviste patinate. Mentre Tommy Hilfiger e Ralph Lauren tracciano la silhouette un po’ Ivy League dei giovani della East Coast, Vivienne Westwood a Londra inventa la divisa dei punk. L’Europa la associa alle sottoculture, alle proteste dei minatori durante il governo di Margaret Thatcher, agli hooligan. Il Giappone fa la somma, abbagliato da una mania per il vintage: la importa a Tokyo – ripescandola dai magazzini sperduti nelle province degli Stati Uniti – e la trasforma in culto dello stile da strada. Gli anni novanta abbattono ogni barriera, la jeans jacket (questo il suo nomignolo) è filtrata dalla musica pop all’R&B, da Madonna – imitatissima nel video di Ray of Light – alle Spice Girls passando per Mariah Carey e Missy Elliot. Le reginette nascenti della Disney Tv e le gemelle Olsen nei programmi del palinsesto pomeridiano la traghettano nel nuovo millennio. Pezzo d’elezione di Helmut Lang e Calvin Klein, con il primo è sperimentale e con l’altro il must have del Xx secolo.

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