Il denim è composto di cotone, generalmente di colore grigio ed è il tessuto storico con cui sono confezionati i pantaloni in taglio jeans. È una sargia, ha una tessitura in diagonale ed è perciò una stoffa particolarmente robusta e adatta a indumenti da lavoro, a differenza della «tela» che è tessuta con i fili incrociati perpendicolarmente e non ha caratteristiche di robustezza. Prende il nome dalla città di Nîmes in Francia e un tempo era detto serge de Nîmes.
Già nel Xv secolo, Nîmes era in concorrenza con Chieri per la produzione di un tipo di fustagno molto robusto di colore blu, allora tinto con il guado.
Quando il cotone divenne un materiale economico, disponibile in grandi quantità, questo tipo di tessuto divenne materiale d’eccellenza per abiti da lavoro.
Nella lingua inglese, la produzione di Nîmes prese il nome denim, mentre nella lingua francese prese il nome blue-jeans, dal termine bleu de Gênes, ovvero blu di Genova, perché tale mercanzia era esportata attraverso il porto di Genova.
Il suo colore blu indaco – che è un blu non regolare – e il tessuto denim sono diventati un marchio caratteristico ed esclusivo che al pari dei marchi commerciali più famosi conferisce un significato speciale, quasi mitico a oggetti normalmente presenti nella comune vita quotidiana.
Trattamenti di finissaggio possono modificarne l’aspetto come nello stone washed o nel delavé (di aspetto «usato»).
Il denim si stinge progressivamente con i lavaggi e con l’uso, schiarendosi di più dove è maggiore l’attrito.
Anticamente, era realizzato con un ordito in lino e la trama in cotone, oggi interamente in cotone. Le sue caratteristiche sono la robustezza e resistenza (per il materiale usato), unite a una certa adattabilità (per l’armatura a saia).
Il denim è molto simile al fustagno, che ne è l’antenato. La differenza tra loro è data dal colore dell’ordito: nel fustagno trama e ordito sono del medesimo colore, nel denim l’ordito è bianco (o grezzo) e la trama blu.
30 September 2023
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