L’esame delle fonti autografe e specifiche di Déserts (1950-54) ha reso possibile ricostruire la genesi dell’opera e correggere la datazione del processo compositivo.
I documenti di lavoro di Varèse forniscono prove dell’esistenza di procedure compositive sottovalutate o trascurate:
i) l’organizzazione della struttura delle altezze mediante operazioni dodecafoniche;
ii) l’interrelazione tra la partitura orchestrale e le interpolazioni;
iii) la meticolosa modellazione del timbro e del suono.
Queste scoperte non solo fanno luce sulla genesi della composizione ma influenzano anche la comprensione generale dell’opera.
Le etichette seriali e i numeri d’ordine rinvenuti in diversi schizzi rivelano un aspetto poco conosciuto dei metodi di lavoro di Varèse: l’organizzazione della struttura delle altezze mediante operazioni dodecafoniche. Ci sono esempi di sfruttamento compositivo e strutturale dei rapporti invariabili tra le forme della serie. Le analisi basate sugli schizzi dimostrano che esiste una logica divisionale, dietro la deviazione sistematica dalle rappresentazioni rigorose delle righe. La serie è suddivisa in diversi sottoinsiemi, che sono incorporati nella partitura come strutture verticali.
L’invariabilità intervallare tra questi sottoinsiemi dà origine a cellule diadiche e triadiche, che svolgono un ruolo strutturale importante in tutta l’opera. Sia la presentazione non lineare degli insiemi sia la scelta delle forme delle righe adiacenti mirano a realizzare rapporti invariabili tra diverse forme dell’insieme di base. I fattori compositivi di registro, orchestrazione e ritmo giocano un ruolo secondario, nel definire codesti rapporti associativi.
L’organizzazione del suono in Déserts è, almeno in parte, definita da procedure astratte. La natura astratta dei rapporti intervallari deve, tuttavia, essere trasferita in contesti musicali concreti. Le masse sonore di Déserts – sia nella partitura strumentale sia nelle interpolazioni – mostrano una vasta gamma di differenziazioni timbriche e dinamiche, nelle quali gli aspetti qualitativi della composizione sono diventati parte integrante della forma. Questo uso intricato della qualità del suono richiede un’analisi che riveli come le diverse dimensioni del suono collaborino, nella creazione di entità musicali.
La storia compositiva dell’opera mostra che molteplici strategie creative coesistono, nella partitura. Operazioni dodecafoniche, processi di altezza simmetrici e una complessa struttura sonora contribuiscono al carattere innovativo dell’opera.
Il significato dell’estetica compositiva di Varèse espressa in Déserts risiede nella collaborazione tra struttura dell’altezza e struttura del suono; ovvero, tra la serie dodecafonica e l’organizzazione timbrica che la trascende.
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