27 March 2026

Il confronto tra la «libertà assoluta» di Zappa e la «costrizione alla libertà» di Varèse tocca il nucleo del pensiero compositivo del Novecento. Sebbene entrambi abbiano cercato di abbattere le barriere accademiche, la natura della loro libertà opera su frequenze diverse. La libertà di Varèse: la necessità del metallo In Varèse, la libertà non è mai arbitrio. È una libertà che si formula nell’impatto. Varèse libera il suono «privandolo». Toglie il sentimento, toglie lo sviluppo tematico, toglie la narrazione. Quello che resta è il suono, nella sua nuda essenza fisica. È una libertà paradossale, perché il suono è costretto a essere solo sé stesso. In Déserts (1950-54), una nota non è libera di andare dove vuole; è incastrata in una massa sonora con una precisione da ingegnere. La libertà di Varèse è la libertà di un elemento chimico in una reazione: può reagire violentemente ma solo secondo le sue leggi intrinseche. La libertà di Zappa: l’inclusione totale L’approccio di Zappa (l’Aaafrna) sembra, in superficie, più ampio ma potrebbe risultare «inferiore», se misurato con il metro del rigore strutturale. La libertà di Zappa è inclusiva. Permette al cartone animato di scontrarsi con il doo-wop e con la musica contemporanea. È una libertà di montaggio cinematografico. Mentre Varèse cerca la verità del suono, Zappa, spesso, cerca la satira o la complessità ritmica estrema. La sua «libertà assoluta» è un gioco combinatorio infinito, dove tutto può essere materiale compositivo. Il punto di incontro: l’azione e l’espressione Quando Varèse parlava di «libertà assoluta di azione e di espressione», si riferiva alla liberazione dalle scuole. Non voleva essere incasellato: né come neoclassico né come serialista. In questo, egli e Zappa sono identici: 1. Entrambi hanno rifiutato il ruolo di «musicante», per diventare «organizzatori di suoni». 2. Entrambi hanno usato la tecnica come un segreto privato, un mezzo per raggiungere un fine acustico che la critica del tempo non poteva capire. La differenza di «grana» La differenza è nella sintesi: 1. La libertà di Varèse è unificante scava verso il centro del suono, per trovarne l’atomo (la «moneta di rame nuova»). 2. La libertà di Zappa è disgregatrice – espande i confini della composizione, per inghiottire ogni detrito culturale. Forse, la «superiorità» dell’approccio di Varèse risiede nella sua fatalità. In Déserts, senti che ogni colpo di percussione dev’essere esattamente lì. In Zappa, senti che il colpo è lì perché egli ha deciso che poteva esserci ma avrebbe potuto esserci anche altro. Varèse elimina l’opzione; Zappa le esplora tutte. Questa «costrizione alla libertà» è ciò che rende Varèse così «mostruoso»: ha tolto all’ascoltatore (e a sé stesso) la possibilità di scegliere, lasciando solo la forza dell’impatto.

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