22 March 2026

Se cerco l’anima di Edgard Varèse – quella della materia sonora cruda, degli urti meccanici e dei blocchi di suono che sembrano scolpiti nel granito – dentro il clavicembalo di Jean-Philippe Rameau, c’è un solo titolo possibile:

Les Cyclopes (dai Pièces de Clavecin, 1724)

È il pezzo più «industriale» e brutale di tutto il Settecento francese. Ecco perché è puramente varèsiano:
1. L’urto della materia. Rameau usa dei «battere» ossessivi e dei salti di mano che creano un ritmo martellante, quasi una catena di montaggio metallica. Sembra di sentire il rumore di un’officina, proprio come nei blocchi sonori di Amériques o Ionisation.
2. Dissonanza e tensione. C’è una ferocia, nelle armonie, che rompe la cortesia dell’epoca. Non è musica da salotto, è musica di attrito.
3. La meccanica del suono. Come Varèse considerava la musica «intelligenza incorporata nella materia», qui, Rameau trasforma il clavicembalo in una macchina che batte il ferro.

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