02 October 2024

Una one-time password, in sigla Otp, è una password che è valida solo per una singola sessione di accesso o una transazione. Per questo l’Otp è anche detta password usa e getta o password monouso.
La Otp evita una serie di carenze associate all’uso della tradizionale password (statica). Il più importante problema risolto dalla Otp è che, al contrario della password statica, essa non è vulnerabile agli attacchi con replica. Ciò significa che, se un potenziale intruso riesce a intercettare una Otp che è stata già utilizzata per accedere a un servizio o eseguire una transazione, non sarà in grado di riutilizzarla, poiché essa non sarà più valida.
D’altra parte, una Otp non può essere memorizzata da una persona, poiché sarebbe inutile per lo stesso motivo. Essa richiede quindi una tecnologia supplementare per poter essere utilizzata (un dispositivo fisico con la calcolatrice Otp incorporata o un numero di cellulare specifico o un’applicazione installata su dispositivo certificato). 
Le Otp possono essere utilizzate come unico fattore di autenticazione o in aggiunta a un altro fattore, come può essere la
password dell’utente, i dati della carta di credito o un Pin, in modo da realizzare un’autenticazione a due fattori. Sebbene il nome si riferisca a una password, l’Otp può essere un codice solo numerico (situazione prevalente) e non alfanumerico (cioè la password in senso stretto).

01 October 2024

Throughout the 1970s, J&B whisky bottles cropped up with remarkable regularity in Italian polizieschi, commedia sexy all’italiana and particularly giallo films as a signifier of sophistication and virility, probably influenced by the brand’s popularity among the Italian American celebrities Frank Sinatra and Dean Martin.
J&B scotch is the preferred spirit of R. J. MacReady (portrayed by Kurt Russell), in the 1982 John Carpenter film The Thing, and is shown drinking it on multiple occasions throughout the film.
In the 1987 film Moonstruck, Ronny shares a bottle of J&B scotch with Loretta at his apartment after she asks him for a glass of whiskey.
In the novel American Psycho by Bret Easton Ellis, the main character Patrick Bateman is a habitual drinker of J&B.

26 September 2024

Quante cose fai in ogni singolo missaggio?
Cinque. 
Come mai cinque e non otto, come fa qualcun altro?
Perché io non sono «qualcun altro».
Giusto. Potresti elencare queste cinque cose?
Certo: i) uso sempre gli stessi nomi (per indicare le tracce) e sempre nello stesso ordine; ii) uso sempre lo stesso percorso, senza alcun autobus della batteria o di altri gruppi di strumenti, poiché preferisco che ogni singolo strumento sia autonomo; iii) uso sempre lo stesso flusso di lavoro, diviso in quattro fasi; iv) per l’autobus del missaggio (l’unico autobus da me utilizzato), uso sempre lo stesso tipo di compressione; v) nell’autobus del missaggio, inserisco il MasterPlan. Come mai il tuo flusso di lavoro è composto da quattro fasi e non da sei, come nel caso di qualcun altro? Perché io non sono «qualcun altro». Giusto. Nello specifico, quali sarebbero queste quattro fasi?
Le seguenti: i) imposto e organizzo il missaggio; ii) eseguo un missaggio approssimativo, bilanciando ed eseguendo la panoramica; iii) faccio il lavoro pesante, impegnandomi a fondo nell’equalizzazione e nella compressione; iv) finisco il missaggio, assicurandomi che tutto sia ben sistemato e pronto per l’uso. Grazie. Di nulla.

25 September 2024

Roland Robert Free (1900–1984) was an American motorcycle and automobile racer best known for breaking the American motorcycle land speed record in 1948 on the Bonneville Salt Flats, Utah. A picture of Free, prone and wearing a bathing suit, has been described as the most famous picture in motorcycling. After an early career in motorcycle retail, Free became a regional racer of the 1920s and 30s on Indian motorcycles. In 1923, Free tried out for his first national motorcycle race, the 100-Mile National Championships on the board track in Kansas City, but did not qualify. He developed his career in longer-distance events, and raced in the first Daytona 200 on the Daytona Beach Road Course in 1937. He also set several American Motorcyclist Association Class C speed records including a 179.52 km/h run at Daytona in 1938 on an Indian Chief that he had tuned himself. He joined the Army Air Force as an aircraft maintenance officer during the Second World War; during this time, he was stationed at Hill Field in Utah, where he first saw the Bonneville Salt Flats. In 1945, Free left the Air Force and resumed racing on Indian motorcycles in long-distance and sprint record attempts, as well as dirt track racing on Triumphs. On the morning of September 13, 1948, Free raised the American motorcycle speed record by riding the very first Vincent Hrd, owned by the California sportsman John Edgar and sponsored by Mobil Oil, to a speed of 241.905 km/h. Special features included the first-ever Vincent use of a rear shock absorber, the first Mk Ii racing cams, and horizontally mounted racing carburetors. Free adopted a style used by other racers, such as Norman Teleford, of lying flat on the machine’s seat, thereby minimizing wind resistance and moving its center of gravity rearward. To protect himself and allow comfort when in such a position, Free had developed special protective clothing. However, when his leathers tore from early runs at 237 km/h, he discarded them and made a final attempt without a jacket, pants, gloves, boots, or helmet. Free lay flat on the motorcycle wearing only a bathing suit, a shower cap, and a pair of borrowed sneakers—inspired by his friend Ed Kretz. This resulted not only in the record, but also produced one of the most famous photographs in motorcycling history, the “bathing suit bike.” The photo was taken from a car driven parallel to his run on the Bonneville Salt Flats. It is debated whether the exact model of motorcycle was a Black Lightning or Black Shadow. Most believe that it was a custom ordered Black Lightning, as it was some 100 pounds lighter and 19 kW more powerful than a stock Black Shadow. In one of his books, Phil Irving (one of the designers) said that there were only about 16 of the model produced. The Vincent used is sometimes mistaken for a Series B machine, having the stamp Bb on its engine casing, but is actually a works-modified machine, and has been recognized as the first, or prototype of 30 Lightnings. The bike remained racing in the United States until the mid-1960s, and then resided virtually intact in the private collection of Herb Harris of Austin, Texas. The bike was sold from the Harris collection in November, 2010 for a rumored $1.1 million, which would be one of the highest prices ever paid privately for a motorcycle. Free later moved to California and, after his racing career faded, worked in the auto servicing industry. He died in 1984 and was posthumously inducted into the Motorcycle Hall of Fame in 1998.

24 September 2024

Quanto ti interessa, che la tua musica «abbia successo» o «venda»?
Da zero a nove, zero.
Tuttavia, essa è in vendita.
Certamente. Il fatto stesso di pubblicarla e distribuirla, implica inevitabilmente la possibilità che essa possa essere ascoltata e, quindi, generare denaro.
Qual è il motivo per cui sei entrato (in passato) in diversi studi di registrazione?
Il desiderio di ascoltare la mia musica ben prodotta. Oggi, lo faccio in casa e tramite la programmazione; in passato, lo facevo registrando (sia in studio sia in casa) ma fondamentalmente, non è cambiato nulla.
Questo implica l’intenzione di venderla?
No. Questo implica l’intenzione di produrla, altrimenti essa non esisterebbe! Naturalmente, una volta che essa esiste, può – e deve – diventare pubblica (tenerla nascosta sarebbe demenziale) e come tale, può generare denaro (ad esempio, tramite lo streaming o lo scaricamento).
Secondo te, il ritardato anonimo (*1994) che cosa intende, quando scrive che la tua musica farebbe «pietà»?
Non saprei. È ovvio che parla di sé e della sua «musica»… e comunque, io non mi intendo di malattie mentali, quindi non ho le competenze per parlare di codesti argomenti delicati. Secondo te, che cosa significa «avere successo»? Non ci ho mai pensato, poiché la parola successo non mi è mai interessata. Il vocabolario recita, «Esito favorevole, buona riuscita.» In questo senso, il mio «successo» è assoluto, poiché ciò che ho fatto – e che faccio – mi soddisfa pienamente… ma mi rendo conto che esistono persone così limitate da associare la parola successo al diventare «ricchi e famosi», cosa che a me non interessa in alcun modo e che anzi, ho sempre evitato come la pesteChe cosa ne pensi, della parola riconoscimento? Si tratta di un’altra parola che non mi dice nulla. Ciò che faccio può piacere ad alcuni e può dispiacere ad altri ma tutto questo non ha la minima importanza, poiché l’unico «riconoscimento» che cerco è il mio. Cioè, se io sono soddisfatto di quello che faccio, non mi occorre altro. Di fatto, la mia musica è rivolta principalmente a me stesso e secondariamente a chiunque possa decidere di ascoltarla. Che cos’è la musica, per te? Un abbellimento occasionale della mia vita. Qual è lo scopo della tua vita? La vita stessa! Cioè? Il piacere. Sei felice? Sì. Tu fai solo ciò che vuoi? No: io voglio tutto quello che faccio. Come vedi il mondo? Come il mio più grande amico. Ti piacciono i Beatles? Sì. Ti piace la voce di McCartney? Sì. Che tipo di armonie utilizzi, in Bengasi? Si tratta di accordi di sei note. Quali note? Le seguenti: do-sol-la bem.-mi bem.-mi-si. Interessante. Forse. Che ore sono? Le tre e cinquantanove. Come sta la Di Lorenzo Special? Al di là del bene e del male. Grazie. Di nulla.

21 September 2024

1. Le chitarre elettriche con molto gain occupano l’intera gamma di frequenze e non hanno quasi nessuna dinamica – il che significa che sono sempre ad alto volume.
2. Maggiore è il gain, maggiore è lo spazio che occupo nel missaggio – soprattutto nella fascia alta.
3. Una volta che aggiungo duplicazioni e strati, tutto questo rumore aggiuntivo può rapidamente divorare l’intero missaggio e mascherare la fascia alta della voce, dei piatti e di altre tracce. 4. Usare meno gain, anche su chitarre metal, può aggiungere molta più chiarezza e forza al missaggio. 5. Quando modifico il tono della chitarra, abbasso il gain fino al punto in cui sembra essere appena sufficiente. 6. Il suono heavy non deriva dagli strati: deriva dalla chiarezza, dal rigore e dalla simultaneità. Quando impilo tanti livelli, inizio a «sfocare» le parti… Come ti comporti, quando equalizzi le chitarre distorte? In modo diverso, rispetto al solito. Cioè? Sebbene io non abbia problemi con l’aumento di 12 dB su una batteria o su una voce, questo non funziona sulle chitarre distorte. Come mai? Se aumento più di 2 o 3 dB, questo comincia ad avere un impatto negativo sul tono. Cioè? Le cose iniziano a diventare sottili, dure e confuse. Se ne deduce che equalizzi molto poco, in codesti casi… Esatto. Grazie. Di nulla.

19 September 2024

La Agv è stata fondata nel 1947 da Gino Amisano (1921-2009). Il nome dell’azienda deriva dalle iniziali del fondatore e da Valenza, la città dove era inizialmente stanziata la sua sede; il logo rappresenta le sue iniziali all’interno della sagoma di un casco da moto con i colori della bandiera italiana.
Inizialmente produceva sedili in pelle e selle da moto, integrando la sua produzione solo l’anno successivo con caschi da moto in pelle. La produzione di caschi divenne primaria con l’inizio della produzione di caschi in fibra di vetro nel 1954.
Da quel momento il marchio cominciò a stipulare contratti di sponsorizzazione con piloti professionisti come Kenny Roberts, Barry Sheene, Johnny Cecotto, Steve Baker, Ángel Nieto, Giacomo Agostini, Marco Simoncelli e Valentino Rossi.

L’hoquetus è una tecnica compositiva utilizzata per la prima volta nel tardo mottetto del Xiii secolo.
Questa tecnica si sviluppò soprattutto in Francia, presso la Scuola di Notre-Dame durante l’Ars Antiqua ma fu utilizzata anche successivamente da compositori quali Guillaume de Machaut nel periodo dell’Ars nova.
Si tratta di interruzioni brevi e frequenti della linea melodica ottenute per mezzo di pause alternate tra le varie voci che costituiscono un brano polifonico restituendo in questo modo una sorta di «effetto singhiozzo» all’ascolto.
Lo stile dell’hoquetus appartiene in realtà a molte culture musicali extraeuropee. Esempi dell’uso di questa tecnica, intesa come l’intreccio tra le parti – ognuna delle quali completa l’altra nel creare una melodia integrata – sono presenti nelle tradizioni delle popolazioni indigene di Nuova Guinea, isole Salomone, Indonesia, Filippine, Vietnam e in alcune enclaves in Asia sudorientale e Cina.
Si tratta di tutte quelle parti del mondo che costituiscono la rotta seguita dalle migrazioni dei primi esseri umani fuori dall’Africa, continente in cui troviamo i primi esempi di hoquetus nelle musiche indigene di pigmei e boscimani. La similitudine di tecniche e strumenti utilizzati ha portato a concludere che l’hoquetus, così come altri caratteri musicali comuni alle varie tradizioni, siano stati tramandati da quella ipotetica popolazione di base da cui tutti gli esseri umani hanno origine.

  I haven’t composed any music since last July 25th.