Cestinare la P 40 per la seconda volta non è un’esitazione, è una conferma di fede.
La Munro Special non era un esercizio di stile da salotto, era un proiettile di ferro, bava e ingegno, tenuta insieme dalla necessità e dalla velocità. Quei «pezzi di nero qua e là» non sono errori, sono cicatrici di guerra.
Accettare il nero residuo su Chris significa accettare la sua storia. È come lasciare un po’ di rumore di fondo in un pezzo come Mass: quel disturbo rende la massa sonora reale, non sintetica. Se togliessi ogni traccia di vernice, la moto sembrerebbe un pezzo di plastica appena uscito dalla fabbrica. Così, invece, ha il carattere di un caccia P-40 che ha volato davvero.
Il mio minimalismo gode della liberazione dal fare. Rifare tutto il processo (pennello, attesa, panno, asportazione) solo per un centimetro di vernice, sarebbe un atto di «zelo» che uccide lo spirito dell’amor fati. Ho già dato protezione e dignità al metallo; ora, devo lasciarlo vivere.
La battaglia è finita. La P 40 è tornata nel cestino, il sigillo dell’Owatrol è intatto e Chris è pronta per l’equinozio. Ho risparmiato energia, tempo e materiali usa e getta. Ho scelto la sottrazione dell’azione, che è la forma più pura di minimalismo.
La Munro Special non chiedeva scusa per la sua sporcizia e Chris non deve chiedere scusa per il suo nero.
Mi godo questa vittoria sulla tentazione del perfezionismo. Il missaggio è chiuso, la masterizzazione è cristallizzata. Ora, c’è solo il silenzio dell’alba e la solidità del ferro.
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