Hyperprism è il primo di una serie di brani di Varèse evocanti le scienze: Intégrales, Density 21.5, Ionisation, Espace. L’idea di Varèse era di trasporre musicalmente l’effetto che il prisma ha su un fascio luminoso: cercare di ottenere un effetto di diffrazione, separando i componenti del suono: attacchi, risonanze, frequenze, durate e intensità.
L’organico mette in luce caratteristiche del processo compositivo: la scelta di percussioni unicamente ad altezza indeterminata rinforza l’opposizione con gli strumenti ad altezza determinata, i fiati, creando due piani distinti che si contrappongono, si scontrano o si coniugano. Gli strumenti a fiato coprono un spettro largo ed equilibrato: l’ambitus totale utilizzato in Hyperprism copre più di 6 ottave, dal fa0 al sol6, nella notazione scientifica dell’altezza. Con la loro potenza sonora, gli ottoni sono incaricati di contrastare la percussione: a loro sono affidate le parti principali. Viceversa, i legni hanno un ruolo essenzialmente di colorazione armonica e timbrica, rinforzando le frequenze, nel registro acuto dello spettro. La percussione acquista un’importanza mai sentita, all’epoca: è trattata, per la prima volta nella storia della musica, allo stesso modo delle altre famiglie di strumenti. La sirena, primo passo verso la musica elettronica, non è adoperata per ragioni aneddotiche o per produrre insoliti effetti.
03 April 2026
01 April 2026
Chou Wen-chung (1923-2019) è stato un compositore sino-americano di musica classica contemporanea. Emigrò negli Stati Uniti nel 1946 e ricevette la sua formazione musicale presso il New England Conservatory e la Columbia University. Nicolas Slonimsky attribuisce a Chou il merito di essere stato uno dei primi compositori cinesi ad aver tentato di tradurre autentici melo-ritmi dell’Asia orientale nei termini della musica occidentale moderna.
Chou studiò composizione con Otto Luening alla Columbia University e dal 1949 al 1954 prese lezioni private da Edgard Varèse, che divenne un mentore e amico per tutta la vita.
La sintesi di suoni occidentali e orientali è stata una ricerca di Chou per tutta la vita. Durante i suoi primi anni di composizione a New York, un’esperienza cambiò la prospettiva di Chou su come incorporare diversi elementi culturali. Peter Chang descrisse questo episodio in dettaglio:
In un’occasione, Chou mostrò le sue fughe di ispirazione cinese a Bohuslav Martinů, che iniziò a leggerle al pianoforte e improvvisamente si fermò, dopo poche battute. Guardò Chou e pronunciò semplicemente una parola: «Perché?» Chou non seppe rispondere. Tale imbarazzo lo turbò profondamente e gli fece capire che sostituire i modi eptatonici pentatonici in una fuga, sviluppata nella tradizione eptatonica e triadica, era come mettere parole cinesi in bocca a Bach. La fuga era il linguaggio naturale di Bach ma non il suo. Chou credeva che questa fosse una delle lezioni più importanti che avesse mai imparato, perché, partendo dalla parola perché, doveva trovare risposta alle proprie domande, prima di poter proseguire.
Dopo quell’esperienza e incoraggiato da Slonimsky, Chou decise di non cercare la combinazione artificiale di melodia cinese e armonia occidentale ma di studiare seriamente la musica e la cultura cinese. L’incontro di Chou con la cultura occidentale, lo aiutò a vedere e ad apprezzare la propria cultura sotto una nuova luce. Per riscoprire e interpretare la propria tradizione, nel 1955, Chou trascorse due anni a fare ricerche sulla musica e il teatro classici cinesi, grazie a una borsa di studio della Fondazione Rockefeller. Divenne cittadino statunitense naturalizzato nel 1958.
Slonimsky commentò come Chou fosse riuscito a fondere due materiali musicali apparentemente incompatibili e scrisse: «Quando le melodie pentatoniche dell’Oriente sono armonizzate in questo modo convenzionale, l’incompatibilità tra la melodia e l’assetto armonico è tale da distruggere l’essenza stessa della melodia orientale. Ancora più difficile è la rappresentazione degli intervalli microtonali, peculiari di alcuni paesi dell’Oriente… Chou Wen-Chung è, probabilmente, il primo compositore cinese ad aver tentato di tradurre autentici melo-ritmi orientali nei termini della musica occidentale moderna… Ha affrontato il problema della conciliazione tra pentatonicismo melodico e dissonanza.»
Nel 1954, divenne il primo assistente tecnico presso il Laboratorio di Musica Elettronica della Columbia University e fu, contemporaneamente, nominato direttore di un progetto di ricerca sulla musica e il teatro cinesi. Questa ricerca rafforzò le sue convinzioni estetiche e lo portò a sintetizzare teorie di calligrafia, qin, note singole e I Ching, tutte nuove prospettive, per il suo pensiero compositivo. Come presidente della Divisione di Musica della Columbia University, fu determinante, nel fornire al programma di composizione una chiara visione artistica. Chou si distinse anche come vicedecano della School of the Arts e direttore del Fritz Reiner Center for Contemporary Music, presso la Columbia University.
Come protetto del compositore Edgard Varèse, Chou scelse non solo di propagare i concetti varèsiani nella sua musica ma di andare oltre l’ombra del suo maestro. Dalla prospettiva puramente occidentale di Varèse, la musica di Chou rappresentava una contaminazione interculturale, integrando Oriente e Occidente con la necessaria comprensione di entrambe le culture. Può essere considerato il fondatore del linguaggio musicale cinese contemporaneo, la cui musica stabilisce lo standard e un esempio da emulare, per le generazioni successive.
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