Con il termine patina ci si riferisce allo strato superficiale che, con il tempo, ricopre dipinti, opere di scultura e d’architettura, il rame e le sue leghe o altri metalli, a seguito di processi spontanei di ossidazione ma anche per la formazione di depositi dovuti a degradazione meteorica. La formazione della patina nei metalli è dovuta alla tendenza di tutti i metalli a ritornare allo stato naturale, vale a dire sotto forma di quei minerali da cui essi sono stati estratti mediante processi tecnologici e fisico-chimici – come ad esempio il calore – per poi essere raffinati in metalli puri o leghe metalliche: un esempio di patina è quella che si forma sul bronzo, normalmente inteso come lega di rame e stagno, con frequenti aggiunte di altri componenti come, ad esempio, il piombo o lo zinco.
15 August 2024
14 August 2024
Wd-40 è il nome commerciale, nonché un marchio registrato, di un idrorepellente e olio penetrante multiuso, composto principalmente da vari idrocarburi, prodotto dalla Wd-40 Company con sede in California. Il nome è l’acronimo di Water Displacement, 40th formula.
Fu sviluppato nel 1953 da Norm Larsen, fondatore della Rocket Chemical Company di San Diego, in California, originariamente progettato per prevenire la corrosione. Larsen afferma di aver sperimentato 39 formule diverse prima di raggiungere il risultato desiderato con la quarantesima, da cui il nome.
Larsen cercava di trovare una formula che proteggesse dalla corrosione i missili nucleari, impermeabilizzandoli dall’acqua stagnante che ne corrodeva le strutture.
È stato usato dapprima dalla Convair per proteggere la struttura esterna e la superficie dei serbatoi del missile Atlas dalla ruggine e dalla corrosione. Il Wd-40 diventò disponibile in commercio nel 1958 nei negozi di San Diego, California, per uso domestico nel bricolage e nel fai-da-te.
Il suo utilizzo principale è quello di preservare le parti metalliche e meccaniche da ruggine e corrosione ma può essere utilizzato come lubrificante, sbloccante, sgrassante, solvente e detergente, su vari tipi di materiali.
La formula chimica del Wd-40, per ragioni commerciali è segreta, sebbene non protetta da brevetto ma secondo l’U.S. Material Safety Data Sheet gli ingredienti principali sarebbero:
i) 50% acquaragia;
ii) 25% Gpl (come propellente, ora è usata l’anidride carbonica);
iii) 15% oli minerali;
iv) 10% sostanze inerti.
13 August 2024
09 August 2024
05 August 2024
La special è una motocicletta realizzata o modificata artigianalmente.
Il termine, di origine inglese, si è diffuso nell’ambito delle competizioni motociclistiche dal dopoguerra, per indicare le moto da gara utilizzate dai piloti privati, derivate da modelli di serie e caratterizzate da sostanziali innovazioni al propulsore e, soprattutto, alla ciclistica.
Le special ebbero una prima diffusione nel Regno Unito con le Triton, per poi espandersi in tutta Europa con l’avvento delle motociclette di produzione giapponese, dotate di potenti motori plurifrazionati ma spesso caratterizzate da soluzioni telaistiche inadeguate o di basso profilo tecnico.
Nacquero così decine di special destinate alle competizioni di ogni grado e disciplina che, complici la profonda crisi dell’industria motociclistica europea e l’inesperienza di quella giapponese, ottennero negli anni sessanta e settanta una lunga serie di affermazioni nazionali e internazionali.
Alcuni degli artigiani preparatori ottennero una tale notorietà da riuscire a destinare la loro produzione anche al settore delle moto sportive stradali, producendo loro i loro motoveicoli in piccola serie, come Paul Dunstall, Arturo Magni, Giuliano Segoni, Fritz Egli, Massimo Tamburini, i fratelli Rickman e tanti altri.
A partire dagli anni ottanta, la sempre maggiore differenziazione produttiva dei modelli prodotti dalle grandi industrie motociclistiche colpì fortemente le piccole aziende produttrici di special, oggi quasi scomparse.
04 August 2024
01 August 2024
Come talvolta succede nel mondo della moda, una cosa considerata senza stile diventa improvvisamente quella necessaria per essere davvero «alla moda»; negli ultimi anni è successo con uno degli abbinamenti più malvisti di sempre: i sandali indossati con i calzini. Periodicamente, gli stilisti li propongono alle sfilate provocando l’indignazione di chi vuole difendere il tradizionale buon gusto, mentre persone famose e influencer li indossano nelle foto per Instagram, cambiando il modo in cui li vedono i più giovani. Non più una mancanza di stile ma il contrario. Un’ultima spinta l’ha data la pandemia, quando sempre più persone si sono abituate a portare scarpe comode come le tedesche Birkenstock e le americane Crocs, nate come sandali ortopedici e poi diventati di moda, insieme ai calzini per proteggersi dal freddo. Oggi, le cose sono cambiate e molti sono d’accordo con quanto scriveva Vice nel 2022: che «indossare sandali con calzino è ufficialmente cool per sempre.» Siti e giornali di moda consigliano di abbinare sandali e calzini facendoli cozzare il più possibile, per non dare l’idea che si tratti di una scelta sciatta ma ricercata: per esempio, mettendo la Crocs con un calzino di cotone alto fino a metà polpaccio oppure i sandali con il velcro (tipo Teva) con un calzino morbido. Oltre alla comodità, ha contribuito a diffondere l’accoppiata anche una certa autoironia: vale sia per le cosiddette ugly shoes portate con il calzino di spugna bianco (con un risultato volutamente orrendo) sia per i sandali con il tacco alto e la punta aperta. Il primo stilista ad aver proposto i sandali con il calzino in una sfilata da uomo fu probabilmente il belga Raf Simons, attuale co-direttore creativo di Prada. Per la collezione primavera/estate 2007, infatti, due modelli indossarono sandali con velcro (stile Teva) con un calzino alla caviglia. Nella moda maschile, l’abbinamento riguarda soprattutto il sandalo tipo Birkenstock portato con il calzino tubolare bianco di spugna, che in Italia è solitamente associato ai turisti tedeschi e negli Stati Uniti ai padri sciatti, ai pensionati, agli atleti a riposo e a certe comunità di immigrati. Le cose cambiarono grazie al normcore, una tendenza nata nel 2014, quando un gruppo di ricchi studenti d’arte di New York iniziò a vestirsi imitando la gente «normale» e in particolare, proprio quelle categorie di persone che si vestivano notoriamente male o senza cura: con felpone del marchio Patagonia, cappellini da turista, maglioni di Chaps Ralph Lauren, capi basic di Uniqlo, sneaker bianche e sandali brutti con il calzino. Lo spirito era un po’ parodico, un po’ autoironico, un po’ nostalgico: era un tentativo di «vivere nell’armadio dei tuoi genitori per sempre», scrisse Chandler Levack su Vice nel 2014, nonché «il primo meme dell’anno», non su internet ma nel mondo reale. Il normcore si diffuse presto e già nell’estate del 2014, a New York c’erano persone vestite alla moda e personaggi famosi che andavano in giro con sandali e calzino. Un anno dopo – nel luglio del 2015 – le sfilate della Settimana della moda maschile erano piene di sandali e calzini: per esempio, dall’americana Calvin Klein e dalle italiane Bottega Veneta e Marni. Quattro anni dopo, la rivista di moda maschile Esquire pubblicò un articolo, Summer of Sleaze, che raccontava una nuova tendenza anti-moda che invitava a sforzarsi per ricreare un’apparente sciatteria, partendo spesso dalle scarpe: più erano brutte, meglio era e ovviamente la cosa contribuì a rafforzare la ciabatta con il calzino. La tendenza si affermò e nel 2020, anche l’ex calciatore David Beckham – considerato da molti un modello di stile – si fece fotografare su Instagram in Birkestock con calzino bianco. Il sito di moda Highsnobiety scrisse che «la combinazione spesso ridicolizzata di sandalo con calzino, quest’estate, ha fatto il giro ed è diventata qualcosa da avere.» L’ultima tendenza a normalizzare il sandalo brutto con il calzino tecnico è stata il gorpcore, cioè vestirsi in città come per andare in campeggio oppure a scalare in montagna: con molto materiale tecnico, felpe, pile, scarpe da ginnastica delle aziende Hoka o Salomon, zaini, cappellini e ovviamente sandali di marchio Teva o Birkenstock con il calzino. Le aziende di scarpe e sandali «brutti» hanno sfruttato tutto questo, proponendo modelli più desiderabili e a volte realizzati in collaborazione con altri marchi o artisti, come le Crocs con la zeppa, le Birkenstock con il pelo e le Ugg ciabatta. Chi li compra, ha voglia di indossarli tutto l’anno e in autunno o in inverno deve indossare il calzino: già nel 2015, la Teva vendeva pacchetti di sandali e calzini insieme con una guida su come accoppiarli. L’esempio più noto è il Sabot Boston della Birkenstock, che è chiuso davanti, lascia scoperto solo il tallone e ha anche una versione foderata di pelo per l’inverno: vendette così tanto che nell’ottobre del 2022, divenne introvabile sia nei negozi fisici sia online. Le Boston hanno normalizzato molto l’abbinata scarpa aperta con calzino, poiché il calzino si nota meno, spunta solo dal tallone e non dalla punta che è, probabilmente, la parte più difficile da accettare quando è avvolta. Normalizzandosi, però, il sandalo con il calzino ha perso spesso la portata autoironica: ora, chi lo indossa, lo fa anche prendendosi sul serio e sentendosi elegante.
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