18 October 2023
16 October 2023
Zero.
15 October 2023
14 October 2023
Poliestere o cotone?
Cotone.
Moda o stile personale?
Stile personale.
Vestibilità regolare o stretta?
Stretta.
Bene o male?
Al di là del bene e del male.
Se fossi costretto a scegliere tra le due cose?
Sceglierei il male.
Registrazione o programmazione?
Programmazione.
Improvvisazione o composizione?
Composizione.
Italia o Sicilia?
Sicilia.
Morte o vita?
Vita.
Macchina o moto?
Moto.
Altruismo o egoismo?
L’altruismo non esiste, quindi si tratta di una falsa dicotomia.
Gilmour o Barrett?
Barrett.
Moralità o immoralità?
Immoralità.
«Cristianesimo» o realtà?
Realtà.
Schiavitù o libertà?
Libertà.
Argus (1972) o Tarkus (1971)?
Tarkus (1971)!
Zimmer o Di Lorenzo?
Di Lorenzo.
Bici o moto?
Moto.
Tennis o corpo libero?
Corpo libero.
Nascondersi o mostrarsi?
Mostrarsi.
Ampliare o sintetizzare?
Sintetizzare.
Rinunciare o godere?
Godere.
Tè verde o caffè?
Caffè.
Succo di mela o succo di arancia?
Succo di arancia.
Vino o birra?
Birra.
Droghe vegetali o animali?
Animali.
Acqua naturale o frizzante?
Frizzante.
Vendicarsi o colpire?
Colpire.
Gesù o Dioniso?
Dioniso.
Greci post socratici o Greci presocratici?
Greci presocratici.
Platone o Eraclito?
Eraclito.
Mondo vero o mondo apparente?
Non esiste un mondo alternativo a quello «apparente», quindi la domanda non ha senso.
Farsi comandare dalla mente o dare ordini alla mente?
Dare ordini alla mente.
Recensire musica o comporre musica?
Comporre musica.
Certezza o incertezza?
Incertezza.
Ordine o disordine?
Disordine.
«Dio» o caos?
Non esiste alcun dio, quindi la domanda non ha senso.
Wright o Emerson?
Emerson.
Giappone o Germania?
Germania.
Giappone o Sicilia?
Sicilia.
Nuovo Testamento o Antico Testamento?
Antico Testamento.
Cerchio o rettangolo?
Rettangolo.
Buckley o Bowie?
Bowie.
King Crimson o Elp?
Elp.
Genesis o Gentle Giant?
Gentle Giant.
Argus (1972) o Octopus (1972)?
Octopus (1972)!
Argus (1972) o Trilogy (1972)?
Trilogy (1972)!
Una sola donna o diverse donne?
Diverse donne.
Fare la spia o tacere?
Tacere.
13 October 2023
ii) egli è uno spettacolo comico morente;
iii) egli riesce a far ridere a pancia all’aria qualsiasi persona sana che lo veda – e anche per questo se ne sta perennemente nascosto dietro la foto di un tossico morto nel 1975;
iv) egli è un completo fallimento morente;
v) egli non ammette il suo insuccesso totale nella vita;
vi) egli si ritrova disoccupato, nullafacente e solo e passa molto del suo tempo su YouTube, gestendo una decina di canali, invece di gestirne uno, come fanno le persone normali;
vii) egli tira fuori delle patetiche ed esilaranti scuse, come la volpe che non riesce ad arrivare all’uva;
viii) egli proietta tutto il suo disagio e fallimento su persone – sia famose sia non famose – che sono l’esatto opposto di lui, oltre che infinitamente più creative, forti, intelligenti e giovani.
x) egli è l’incarnazione vivente della tragicomicità e della vanità – basti pensare che si autodefinisce «l’Achille cristiano» o «il cavaliere di Dio» o «il cristiano vendicatore».
Che dire? Nulla di nuovo sotto questo cielo.
Aggiungiamo questo: più andiamo avanti e più vediamo quanto sia vero che la giovinezza non abbia nulla a che vedere con l’età anagrafica. Abbiamo conosciuto ottantenni giovanissimi e ventenni vecchissimi (o addirittura, già morti in vita).
12 October 2023
Écru è un termine usato per descrivere filati o tessuti come seta o lino nella loro condizione originaria grezza, ossia né sbiancate né tinte e per estensione il loro colore. Questa parola deriva, come molti altri termini di sartoria, da una parola francese: écru, che significa «grezzo» o «non sbiancato».
Il colore écru è difficilmente definibile essendo strettamente legato al colore originale delle fibre tessili naturali, differente tra fibra e fibra e condizionato e modificato da molti fattori come le lavorazioni e i lavaggi.
Oggi si utilizza questo termine per indicare un colore chiaro simile al beige. Fino al 1930 il termine «écru» era utilizzato come sinonimo di beige, mentre oggi i due colori sono differenziati.
11 October 2023
La «giacca di jeans», che nella vulgata prende erroneamente il nome degli altrettanto famosi pantaloni, è tra quegli oggetti consegnati alla leggenda. Staccata dalla cronologia che vorrebbe incasellarla in un calendario, è nata davvero quando l’ha indossata Marylin Monroe nella pellicola Gli spostati (1962). Prima è stata un indumento da lavoro creato all’inizio dell’Ottocento, perfezionata nel 1905 dall’intuito geniale di Levi Strauss, modificata nelle tasche e nella vestibilità dal suo eterno rivale Lee, allungata e accorciata, con la manica dritta, Raglan, sagomata. Simbolo del cowboy e di una mascolinità irriverente – se ne appropria anche l’irriducibile Nudie Cohn tempestandola di frange e paillettes – è tra gli indumenti portabandiera dell’immaginario western a stelle e strisce. James Dean, Marlon Brando, Elvis sono famosi affezionati ma cadono a pennello nella parte che fino agli anni cinquanta era stata pensata per essa. Quella della Monroe è una rivoluzione e quando i costumisti Jean Louis e Dorothy Jeakins decidono di metterle una giacca in denim sono certamente consapevoli dell’impatto che avrebbe avuto sulla società. La diva forgiata a immagine e somiglianza del mito stesso di Hollywood diventa veicolo e acceleratore di una nuova tendenza. Già nel 1968 Michelangelo Antonioni la vuole per alcune delle scene più sensuali di Veruschka in Blow Up; Jane Birkin nella pellicola Una donna come me (1973) è in total denim. Intanto l’America, scossa dalla voglia di cambiamento della Beat Generation, si prepara inconsapevolmente all’avvento degli hippy. Con loro questo capo diventa un irrinunciabile del guardaroba. La sua diversità distante dalla sartoria classica, la facilità di personalizzazione, il basso costo del tessuto, l’essenza unisex che prelude alla liberazione sessuale della donna la premiano. Alla fine anche gli stilisti europei decidono di portarla in passerella e sulle riviste patinate. Mentre Tommy Hilfiger e Ralph Lauren tracciano la silhouette un po’ Ivy League dei giovani della East Coast, Vivienne Westwood a Londra inventa la divisa dei punk. L’Europa la associa alle sottoculture, alle proteste dei minatori durante il governo di Margaret Thatcher, agli hooligan. Il Giappone fa la somma, abbagliato da una mania per il vintage: la importa a Tokyo – ripescandola dai magazzini sperduti nelle province degli Stati Uniti – e la trasforma in culto dello stile da strada. Gli anni novanta abbattono ogni barriera, la jeans jacket (questo il suo nomignolo) è filtrata dalla musica pop all’R&B, da Madonna – imitatissima nel video di Ray of Light – alle Spice Girls passando per Mariah Carey e Missy Elliot. Le reginette nascenti della Disney Tv e le gemelle Olsen nei programmi del palinsesto pomeridiano la traghettano nel nuovo millennio. Pezzo d’elezione di Helmut Lang e Calvin Klein, con il primo è sperimentale e con l’altro il must have del Xx secolo.
I haven’t composed any music since last July 25th.
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