Io lavoro a un conflitto di piani armonici e di volumi sonori.
Metto di fronte armonie, anziché singole note.
Preferisco le percussioni, agli archi.
Ciò che veramente anima il pezzo è l’invenzione.
Solo gli individui, contano, non le categorie.
Voglio scrivere in modo telegrafico.
Un’opera d’arte dev’essere nuova: produrre sensazioni mai provate prima.
L’analisi è sterile.
Il compositore deve sentire e trasferire le proprie sensazioni nella musica.
La vita è sforzo, movimento, progresso – esattamente come l’arte.
La musica non può esprimere altro che sé stessa.
La musica «moderna» non è mai stata melodica. Lo è diventata quando ha smesso di essere moderna.
Io sono un prodotto del mio tempo.
Mi muovo al ritmo della vita stessa.
L’artista grande è sempre forte e sensibile.
Il miglior giudice di un pezzo è il compositore di quel pezzo.
La stessa composizione è orchestrazione.
Volontà e immaginazione sono alla base della creazione. L’intelligenza è marginale.
Alla base di ogni composizione, ci sono tre princìpi:
i) l’inerzia;
ii) la forza;
iii) il ritmo.
Non sono un musicista: sono un tizio che lavora su:
i) ritmi;
ii) frequenze;
iii) intensità.
Le melodie sono pettegolezzi musicali.
Sono gli strumenti a percussione, a creare il suono.
Le percussioni non sanno raccontare una storia, il che è un pregio e un vantaggio.
Non faccio distinzione tra suono e rumore.
L’origine dell’arte sta nell’inconscio.
Voglio forza e austerità, nell’arte.
Quando ascolto musica, sono esposto a un fenomeno fisico.
La musica deve vivere nel suono.
Il vero presupposto del lavoro creativo è l’insolenza.
L’ultima parola è: immaginazione.
Una composizione è un progetto, un tracciato, in attesa dei mezzi meccanici per la sua realizzazione sonora.
Al bel viale alberato, preferisco la via solitaria, fuori dalle carte, che si addentra in regioni selvagge e inesplorate.
La cosa più importante di un’opera d’arte è la sua novità.
La mia materia prima è il suono.
Ogni anello della catena della tradizione è stato forgiato da un rivoluzionario di un’epoca precedente.
La forma di un’opera è il risultato della densità del contenuto.
Io credo soltanto in una totale libertà d’azione e di espressione.
La mia musica si basa principalmente sul movimento di masse sonore senza rapporti tra loro.
Dalla Daw basata su elaboratore esce solo quello che vi è stato introdotto.
Per me, il ritmo è una successione di stati alternativi, opposti o corrispondenti. Nulla a che vedere con la metrica.
La forma è il risultato di un processo.
Ciascuno dei miei brani scopre la sua propria forma.
Perché ci dovrebbe essere per forza, la polifonia?
Penso a uno spazio musicale aperto e non confinato.
Voglio limitarmi a proiettare un suono, a dargli inizio, per poi, lasciare che segua il suo corso. Non voglio che ci sia un controllo a priori di tutti i suoi aspetti.
Voglio sconvolgere l’atmosfera.
Il suono è un’agitazione atmosferica.
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