15 March 2026

Io non penso a note o melodie ma a corpi sonori in movimento nello spazio.
Scrivo per blocchi isolati. Non c’è uno sviluppo lineare tradizionale ma un assemblaggio di masse.
Quando ascolto una nota, so che essa non vuole andare da nessuna parte: esiste e basta.
C’è una struttura di base (il totale cromatico) ma la crescita è organica e imprevedibile.
Ci sono zone di intensità, separate dal timbro ed esse non devono mescolarsi. Ad esempio: undici note da una parte e una dall’altra, distinte, nette, senza sbavature.
Anche se uso il totale cromatico, lo libero dai vincoli della serie. Non è dodecafonia accademica, è organizzazione del suono.

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