Toshihiko Sahashi (*1959) è un musicista giapponese, autore di numerose colonne sonore di pellicole e cartoni animati.
Si è laureato presso la Tokyo National University of Fine Arts and Music nel 1986. Sahashi ha composto musica per varie serie di anime, videogiochi, pellicole, drama e musical. Il suo brano musicale You and I, Unfulfilled Feelings è spesso utilizzato nella serie televisiva statunitense Scrubs - Medici ai primi ferri.
Le Chuck Taylor All-Stars sono una linea di scarpe di tela e gomma prodotte dalla Converse. Furono prodotte per la prima volta nel 1917 come tentativo della Converse di entrare nel mercato delle scarpe per la pallacanestro. Diventarono molto popolari in seguito alla scelta del cestista statunitense Chuck Taylor di adottarle come sue calzature preferite. È per questo motivo che dopo alcune piccole modifiche nel 1932 la scarpa prese il nome attuale e le fu apposta la firma di Chuck Taylor. Per il resto della sua vita Chuck visse come ambasciatore del basket per la Converse, viaggiando attraverso tutta l’America, ispirando i giovani, insegnando il suo amore per il gioco.
Furono le scarpe leader del basket fino agli anni settanta. Le calzarono migliaia di giocatori di ogni lega e nazionalità. Nell’Nba divennero celeberrime le All-Stars nere basse di Wilt Chamberlain.
Negli anni settanta e ottanta molti musicisti e cantanti di gruppi rock, heavy metal, hard rock, punk rock eccetera indossarono abitualmente queste scarpe. Qualche esempio: Angus Young, i membri dei Ramones, Slash ma anche Kurt Cobain. Così negli anni queste scarpe persero la loro funzione principale di scarpe da basket e si diffusero tra i giovani fan e il pubblico di massa.
10 August 2023
09 August 2023
A inventare gli antenati dei mocassini furono gli Indiani del Nord America. Essi si fasciavano i piedi con un pezzo di pelle morbida che si alzava sui fianchi. Nella lingua algonchina – quella parlata dai Nativi americani – il termine calzature è tradotto proprio con il termine mocassini.
La forma dei mocassini più simile a quella moderna si diffonde a partire dal 1932. La famiglia Spaulding, di origine statunitense, comincia a produrre calzature che si ispirano a quelle dei mungitori di latte norvegesi. Le scarpe di questi lavoratori, a loro volta, si ispirano a quelle dei Lapponi. Essi, a differenza di quelle degli Indiani, indossano calzature ricavate da diversi pezzi di cuoio cuciti assieme.
I mocassini segnano il boom negli anni trenta. Nel 1936, la Gh Bass – un’azienda statunitense che fabbrica stivali per John R. Bass – lancia sul mercato i weejun loafer: weejun è l’abbreviazione di norwegian e loafer significa scansafatiche. È a John R. Bass, quindi, che si deve l’invenzione della mascherina a forma di labbra che appare su queste calzature. I critici di moda non approvano inizialmente i weejun loafer poiché li ritengono simili a ciabatte e ne sconsigliano, pertanto, l’uso.
Negli anni quaranta, Fred Astaire indossa i loafer durante i suoi numeri di tip-tap e li lancia come scarpe da indossare anche con la marsina.
Nel decennio successivo, i mocassini sono adottati dagli studenti dei college statunitensi; lo stile cosiddetto ivy league comincia a diffondersi in tutto il mondo contribuendo in modo determinante alla diffusione dei mocassini. È in questo periodo che negli Stati Uniti i mocassini sono ribattezzati con il nome di penny loafer perché gli studenti hanno l’abitudine di introdurre un penny all’interno della mascherina a forma di labbra.
In Italia, l’azienda Fratelli Rossetti reinterpreta i loafer, sostituendo la mascherina a bocca con un’applicazione di metallo. Essi trattano anche la pelle applicando un inedito effetto sfumato-anticato. Nel 1968, i Rossetti estetizzano lo spirito rivoluzionario e lanciano sul mercato i mocassini yacht, foderati in spugna, per essere indossati senza calze e rielaborati a forma di stivali o sandali.
Il ritorno dei penny loafer avviene a metà degli anni ottanta, con il revival dello stile casual americano di metà Novecento. Una variante dei mocassini che ha grande diffusione in questo periodo sono le scarpe da barca lanciate dall’azienda statunitense Timberland, divenute col tempo un’icona della moda giovanile degli anni ottanta.
Oggi, i mocassini sono prodotti con innumerevoli varianti di foggia, colore e materiali come il nabuk o il camoscio.
08 August 2023
L’Axial Race è lo stivaletto top di gamma Dainese, in cui protezione, leggerezza e comfort raggiungono livelli di eccellenza.
Messo a punto con il contributo dei piloti di motomondiale e della clinica mobile del dottor Costa, questo stivaletto vanta la migliore performance di peso sul mercato nella sua categoria (circa settecento grammi), garanzia di comfort e di sicurezza in caso di caduta high side.
Lo stivaletto è dotato del sistema D-Axial: un sistema di controllo assiale del piede che ne garantisce la totale protezione mediante una struttura monoblocco in kevlar e carbonio inserita internamente allo stivaletto e che fornisce una triplice funzione:
i) protezione contro la torsione del piede;
ii) riduzione dell’intensità dell’urto mediante la distribuzione dello shock su tutta la struttura del monoblocco;
iii) protezione totale del piede dall’intrusione di corpi estranei.
La validità di questa soluzione è provata da vent’anni di attività sul campo dell’equipe Dainese attraverso il racing service e dal lavoro del dottor Costa, con una costante analisi dei traumi riportati dai piloti. Protezione, comfort e facilità di vestizione sono assicurate inoltre dall’impiego del tessuto elastico D-Stone e della lorica, che permettono una migliore aderenza alla caviglia e un perfetto aggancio con la tuta.
1. Le calzature da moto sono il risultato di anni di ricerca nei quali sono state impiegate le soluzioni più svariate, improvvisate, sconcertanti, spesso comiche.
2. La nascita della motocicletta e il suo successivo sviluppo in diverse specialità hanno richiesto di soddisfare per prima cosa una coppia di requisiti fondamentali:
i) l’adeguatezza all’uso;
ii) la sicurezza.
3. Dal momento che la moto catapultava il concetto di «cavalcatura» nell’era moderna, il miglior riferimento è rappresentato dagli stivali della cavalcatura precedente. A cavallo si andava con gli stivali: ci si doveva proteggere dal fango, dai finimenti, dal contatto con le rudezze di un ambiente campestre, ci si doveva camminare nell’acqua. I materiali a disposizione erano pregiati e quindi costosi – praticamente soltanto cuoio e pelle – e le lavorazioni erano artigianali.
4. Dopo la guerra l’abbondante disponibilità di residuati bellici consentì ai cultori di utilizzare gli scarponi militari, antesignani delle migliori scarpe da moto che vediamo ai piedi dei campioni ai giorni nostri.
5. La calza dev’essere:
i) leggera ma consistente;
ii) calda ma traspirante;
iii) comoda ma robusta.
6. Ci sono parti delicatissime degli arti inferiori: le articolazioni. La migliore calzatura da moto sa cosa può consentire e cosa deve impedire alla caviglia e all’avampiede. Lo stivaletto:
i) non dev’essere largo;
ii) non dev’essere stretto;
iii) non deve avere dei vuoti all’altezza della caviglia;
iv) non dev’essere così corto da permettere che l’alluce tocchi la sua punta.
7. Il pantalone si indossa sopra o sotto lo stivaletto? Dipende. L’estetica vuole il pantalone dentro lo stivaletto. Inoltre alcune considerazioni tecniche sembrano favorire questa soluzione. La regola è quella di rispettare le indicazioni di progetto del produttore.
8. Il materiale del pantalone è un aspetto della massima importanza. La natura ha già dato il suo verdetto: la pelle. Al momento non ci sono materiali commercialmente disponibili con uguale resistenza all’abrasione.
9. I pellami di ottima qualità e i tessuti tecnici a disposizione in questo secolo rispondono a tutte le domande. L’importante è che lo stivaletto sia ottimo.
06 August 2023
05 August 2023
La Buell Motorcycle Company è stata una casa motociclistica statunitense con sede a East Troy, Wisconsin. Dal 1998 la Buell Motorcycle Company è stata di proprietà della Harley-Davidson Motor Company fino alla chiusura, avvenuta nel 2009, successivamente nacque la Erik Buell Racing, sempre guidata da Erik Buell.
La ditta è stata fondata nel 1987 da Erik Buell (ex ingegnere Harley) e altri undici collaboratori a Mukwonago, Wisconsin. Nel 1990 la società, a causa dello scarso successo commerciale, si trovava in difficoltà finanziarie e pertanto intervenne la stessa Harley Davidson: la proprietà fu quindi ripartita tra la Casa motociclistica, che deteneva il cinquantuno percento del pacchetto azionario ed Erik Buell che deteneva il restante quarantanove percento (in pratica la Buell era entrata a far parte della Harley-Davidson).
Le prime moto realizzate dalla Casa montavano il motore da mille centimetri cubici della serie Sportster. Questo motore era montato in un telaio dal progetto radicale che tra l’altro comprendeva un sistema di sospensioni non convenzionale. La ciclistica unica e la discreta potenza del motore Harley rendevano questi mezzi dei pezzi unici sul mercato, sebbene meno potenti e più costosi delle moto della stessa classe prodotte dalle Case giapponesi
Lino Dainese (*1948) è un imprenditore italiano, fondatore dell’azienda di abbigliamento protettivo per lo sport Dainese.
Figlio di un funzionario di banca, primo di tre fratelli, studia ragioneria, s’iscrive a Economia e commercio alla Ca’ Foscari di Venezia ma ad un certo momento preferisce entrare prima nell’ufficio acquisti della Fiamm di Vicenza e poi in una piccola impresa di sci di Trento. Si dedica alle moto, una delle sue passioni.
Scopre che l’abbigliamento per motociclisti dell’epoca o è importato dal Nord Europa o è di qualità scadente. Così, vivendo in una zona in cui si intrecciano le competenze di due distretti industriali (quello di Arzignano per la pelle e quello di Marostica per le confezioni in pelle) a ventiquattro anni fonda nel 1972, a Molvena, l’omonima azienda.
Nel 1976 produce per Giacomo Agostini una tuta studiata per resistere all’abrasione e piena di colore in un periodo in cui si producono solo tute e giubbotti neri. Poi è la volta di Barry Sheene. E con Sheene emerge il problema di proteggere la schiena nelle cadute. Così in quegli anni inventa, con la collaborazione del designer francese Marc Sadler, la protezione dorsale per motociclisti (il paraschiena Aragosta).
02 August 2023
La Stp è un’azienda statunitense che produce additivi chimici per autotrazione, in particolar modo lubrificanti come olio e additivi motore.
Il nome inizialmente era l’acronimo di Scientifically Treated Petroleum. Il marchio è di proprietà della Energizer, che ha acquisito la Stp nel novembre del 2018.
La Wd-40 Company (in precedenza Rocket Chemical Company) è una impresa statunitense con sede a San Diego in California, famosa per la produzione del Wd-40. Il suo simbolo azionario Nasdaq è «Nasdaq: Wdfc».
La formula chimica del Wd-40 per ragioni commerciali è segreta, sebbene non protetta da brevetto ma secondo l’Us Material Safety Data Sheet gli ingredienti principali sarebbero:
i) acquaragia al cinquantuno percento;
ii) Gpl al venticinque percento (come propellente, ora si usa l’anidride carbonica);
iii) oli minerali al quindici percento;
iv) sostanze inerti al dieci percento.
I gas di petrolio liquefatti, detti anche erroneamente gas propano liquido, in sigla Gpl, sono una miscela di idrocarburi alcani a basso peso molecolare composta principalmente da propano e butano, con occasionale presenza di piccole quantità di etano o di idrocarburi non saturi come, ad esempio, etilene e butilene.
Il Wd-40 fu sviluppato nel 1953 da Norm Larsen, fondatore della Rocket Chemical Company di San Diego, in California, originariamente progettato per prevenire la corrosione. Larsen afferma di aver sperimentato trentanove formule diverse prima di raggiungere il risultato desiderato con la quarantesima, da cui il nome. Larsen cercava di trovare una formula che proteggesse dalla corrosione i missili nucleari, impermeabilizzandoli dall’acqua stagnante che ne corrodeva le strutture.
È stato usato dapprima dalla Convair per proteggere la struttura esterna e la superficie dei serbatoi del missile Atlas dalla ruggine e dalla corrosione.
Il Wd-40 diventò disponibile in commercio nel 1958 nei negozi di San Diego, California per uso domestico nel bricolage e nel «fai da te».
Il Boeing B-17 Flying Fortress (conosciuto anche come «Fortezza volante») è un bombardiere pesante quadrimotore sviluppato negli anni trenta impiegato principalmente dalle United States Army Air Forces nelle campagne di bombardamento strategico diurno contro bersagli tedeschi di tipo industriale, civile e militare durante la seconda guerra mondiale. La Eighth Air Force di base in Inghilterra e la Fifteenth Air Force di base in Italia si unirono al Bomber Command della Raf nell’operazione Pointblank, per assicurare la superiorità aerea sulle città, le fabbriche e i campi di battaglia nell’Europa occidentale, in preparazione dello sbarco in Normandia. I B-17 parteciparono anche alle operazioni nel teatro del Pacifico del conflitto, dove condussero raid contro navi e basi aeree giapponesi.
Il B-52 Stratofortress è un bombardiere strategico a lungo raggio prodotto dall’azienda statunitense Boeing a partire dal 1955. Le origini di questo velivolo risalgono alla fine degli anni quaranta, quando la Boeing cercò di sviluppare un sostituto per gli ormai tecnologicamente superati B-29 Superfortress e Convair B-36.
Primo grande bombardiere dotato di motori turbogetto, costruito in settecentoquarantaquattro esemplari, fu per tutto il periodo della guerra fredda il bombardiere più importante della Usaf. A tutt’oggi privo di un successore, il B-52 rimarrà probabilmente in servizio fino al 2040 divenendo così, di fatto, il velivolo più anziano al mondo ancora operativo. A causa della sua linea, il B-52 è anche soprannominato dai suoi equipaggi Buff – acronimo di Big Ugly Fat Fellow – oppure Cadillac.
01 August 2023
La locuzione café racer nacque nel Regno Unito, durante la prima metà degli anni sessanta, per indicare in modo dispregiativo i motoveicoli che i giovani del movimento rocker ostentavano, parcheggiandoli davanti ai locali pubblici da loro frequentati e caratterizzati dalla presenza esterna delle loro motociclette. Il primo di questi locali fu il 59 Club, mentre il più celebre è l’Ace Cafe.
Questi motoveicoli erano motociclette stradali spogliate di tutto quanto legato al turismo e dotate di accessori specialistici e sovrastrutture modificate, in maniera tale da sembrare moto da competizione ma in realtà utilizzate esclusivamente per fare bella mostra.
Raramente i proprietari si impegnavano in competizioni ufficiali, spesso questi si sfidavano in gare clandestine più o meno organizzate per poi concludere di fronte al bar dove condividere e talvolta esagerare le proprie imprese.
Negli anni settanta tale locuzione fu ripresa in Francia, con il significato di «pilota da bar», per indicare in tono ironico questa categoria di motociclisti.
Nel moderno uso lessicale, per café racer si intende una motocicletta dall’aspetto sportivo, spesso in stile rétro, strutturalmente e meccanicamente comparabile a una motocicletta di serie.
Con la diversificazione del mercato della motocicletta il principio stesso delle cafè racer è venuto meno, in quanto ormai disponibili vere e proprie race-replica. Questo tipo di motocicletta è rimasto come filosofia e stilemi costruttivi nel mondo del custom – dove ciclicamente riacquista popolarità.
I rocker erano soliti possedere una motocicletta che essi stessi provvedevano a modificare dopo l’acquisto, in modo da renderle adatte alla corsa (i modelli preferiti erano Triumph, Bsa, Norton, Vincent, Royal Enfield). Si lanciavano poi in corse da un capo all’altro della città, percorrendo le grandi arterie stradali di recente costruzione che lambivano le periferie: generalmente una corsa cominciava ad un bar e finiva in un altro bar. I bar, infatti, erano i luoghi dove le varie bande di rocker erano solite riunirsi.
Per questo loro «sport», i rocker non erano ben visti dalla società, che li riteneva pericolosi: d’altro canto, a differenza di molte altre sottoculture contemporanee, essi disprezzavano l’uso di droghe.
A partire dagli anni cinquanta, oltre al possesso di una motocicletta, i rocker cominciarono ad adottare uno stile proprio anche nel vestire: il loro guardaroba comprendeva indumenti mutuati dai re del rock and roll statunitense, come Gene Vincent, Eddie Cochran, Chuck Berry, Bo Diddley e ovviamente Elvis Presley.
Lo stile dei rocker nel vestire trascendeva completamente dalla praticità e dal collegamento con l’attività del proprietario, al contrario di quello dei mod. I rocker erano soliti vestire nel seguente modo:
i) berretto in cuoio (detto kagney);
ii) giubbino in pelle, spesso decorato con strass, toppe e spille, in particolare quelle che ricordavano l’appartenenza al 59 Club oppure all’Ace Cafe;
iii) jeans Levi’s o pantaloni in cuoio;
iv) stivali da motociclista o scarpe antinfortunistiche, in alternativa scarpe di pelle appuntite.
A questi, durante la guida in moto, si aggiungevano un casco aperto sul davanti, occhiali da aviatore e una sciarpa, solitamente di colore bianco.
I capelli erano portati in stile Pompadour e tenuti alti con la brillantina.
Il barone Manfred von Richthofen (1892-1918) è stato un aviatore e ufficiale tedesco. È ricordato come un asso dell’aviazione: più precisamente come l’asso degli assi, essendogli ufficialmente accreditate ottanta vittorie aeree durante la prima guerra mondiale, prima di essere abbattuto il 21 aprile 1918. Eroe dei tedeschi e rispettato dai suoi nemici, fu una delle principali figure della guerra, ricordato con l’appellativo der Rote Baron.
I haven’t composed any music since last July 25th.
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È un dato di fatto: in nessun altro anno della mia vita, ho raggiunto un numero così alto di pubblicazioni. Nel 2022, ho pubblicato 53 singo...
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Zappa era un visionario intrappolato in una tecnologia che arrancava dietro la sua immaginazione. Per caricare pochi secondi di campionament...
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